UTOPIA – Studio d'Arte

UTOPIA

A pochi passi dai Fori imperiali nel famoso rione Monti, viene inaugurata alla fine del ’93 la Galleria di Francisco Córdoba, un artista centramericano che da più di quindici anni vive e lavora in Italia. La caratteristica che colpisce il visitatore appena entra nella galleria è lo spazio architettonico, in cui si respira, in ogni sua parte, la storia millenaria di Roma caput mundi. Alle fondamenta di epoca imperiale si mescolano le pietre in tufo e gli archi delle epoche successive.

In breve tempo la galleria diviene punto di riferimento culturale per molti artisti, desiderosi di sperimentare i percorsi della creazione al di fuori degli schemi individualisti e delle logiche del mercato. Nasce così all’interno del cenacolo spontaneo formatosi nella galleria l’associazione culturale “utopia…“. L’obiettivo è quello di promuovere un nuovo dialogo tra artisti, valorizzando le diverse anime della creatività superando le divisioni, ma anzi, partendo dal minimo, comun denominatore dell’accettazione delle differenze e della lotta contro tutte le discriminazioni e disgregazioni presenti nella società.

Proprio per rispondere alle immagini di violenza e di desolazione che giungono dalla ex Jugoslavia, nel maggio del ’94, si svolge la prima iniziativa dell’associazione, la collettiva “Venti di pace”, inserita tra le manifestazioni per la Biennale di Sarajevo, svoltasi al di fuori della martoriata città. Già in quest’esperienza si incontrano poesia, pittura, ceramica, fotografia, scultura. segno che l’arte ha sempre mille modi di esprimersi e ancora mille mondi da esplorare.

Da allora “utopia…” ha promosso, con il patrocinio delle più alte istituzioni italiane ed estere, numerose iniziative, all’interno e al fuori della galleria Córdoba: mostre personali di artisti giovani o già conosciuti; collettive di poesia, di pittura, di fotografie; e ancora, presentazioni di libri, conferenze e incontri. Un percorso multimediale che ha suscitato forte interesse ed entusiasmo sia negli artisti coinvolti che nel pubblico.

A. Mangiapane